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Dalla mappa di gioco alla realtà: entra nei paesi del gioco e scopri monumenti, sapori, tradizioni ed esperienze da vivere.
PIANURA di LECCE

SQUINZANO
Vini DOC e la tradizione enologica del nord Salento
Abitanti: ~ 14.000
Altitudine: 32 m s.l.m.
Distanza da Lecce: circa 15 km
Percorso consigliato
Partenza: Piazza San Nicola 👉🏻 Arrivo: Piazza San Nicola
Il modo migliore per conoscere Squinzano è lasciarsi guidare tra le sue strade, seguendo un percorso che parte dal cuore del paese e accompagna il visitatore alla scoperta della sua storia, della sua architettura e delle sue tradizioni.
Il cammino inizia da Piazza San Nicola, dominata dalla maestosa Chiesa Matrice dedicata al patrono del paese. Qui è possibile ammirare uno degli edifici religiosi più importanti del territorio e immergersi immediatamente nell'atmosfera autentica del centro storico. Da questo punto il percorso prosegue tra vicoli, corti e antiche abitazioni che raccontano l'evoluzione di Squinzano nel corso dei secoli, offrendo scorci caratteristici e dettagli architettonici tipici del Salento.
Attraversando il centro si raggiunge l'area che ospita il Palazzo Comunale, luogo che sorge dove un tempo si trovava l'antico Palazzo Baronale. Questa zona rappresenta il legame tra il passato nobiliare del paese e la sua vita amministrativa contemporanea.
Proseguendo lungo il percorso si incontra la suggestiva Chiesa dell'Annunziata, una piccola gemma architettonica che custodisce secoli di devozione e rappresenta uno degli esempi più affascinanti del patrimonio religioso locale. Da qui si raggiunge Piazza Vittoria, uno dei punti di ritrovo più importanti della comunità, dove è possibile osservare il ritmo quotidiano della vita squinzanese.
La passeggiata continua verso il complesso della Chiesa e del Convento di Santa Maria delle Grazie, testimonianza della presenza francescana nel territorio e luogo ricco di fascino storico e spirituale. Gli spazi del convento e la quiete che caratterizza quest'area invitano a una sosta prima di proseguire verso una delle testimonianze più eleganti del periodo moderno del paese.
L'ultima parte del percorso conduce infatti alla Villa Cleopazzo, raffinato esempio di architettura liberty che racconta la crescita economica e culturale vissuta da Squinzano tra Ottocento e Novecento. Da qui il tragitto riporta gradualmente verso il centro storico, chiudendo un percorso ad anello che permette di cogliere le diverse anime del paese.
Durante la visita non può mancare una pausa dedicata alle eccellenze gastronomiche locali e, soprattutto, alla scoperta del celebre vino DOC Squinzano, simbolo dell'identità agricola del territorio e protagonista di una tradizione che continua ancora oggi a caratterizzare il paesaggio e la cultura locale.
Questo itinerario rappresenta un viaggio completo tra arte, fede, tradizioni e sapori, ideale per chi desidera conoscere Squinzano non soltanto come destinazione turistica, ma come una comunità viva e profondamente legata alle proprie radici. Apri itinerario su Google Maps.
Cosa vedere
• Chiesa Madre di San Michele Arcangelo
• Cantine del vino Squinzano DOC
• Palazzo Codacci-Pisanelli
• Castello di Carlo V
• Centro storico con portali barocchi
• Museo Faggiano e ipogei sotterranei
• Vigneti DOC del nord Salento
Cosa mangiare
• Squinzano DOC Rosso e Rosato — vini storici
• Pasta e ceci con soffritto di sedano e pomodoro
• Polpette di pane e formaggio al sugo
• Caponata leccese con capperi e olive
• Torta di ricotta e limone
Curiosità
Squinzano ha una delle più antiche tradizioni vitivinicole della Puglia: il suo vino, già apprezzato in epoca borbonica, viene citato in documenti storici del XVII secolo. La DOC Squinzano è una delle prime riconosciute in Puglia.
Dove fermarsi
Le attività che fanno vivere questo territorio ogni giorno. Scopri i locali, le esperienze e le eccellenze consigliate da chi il Salento lo conosce davvero.

LECCE
La Firenze del Sud — barocco, cultura e pizzica
Abitanti: ~ 95.000
Altitudine: 49 m s.l.m.
Distanza: Capoluogo di provincia
Percorso consigliato
Partenza: Piazza Sant'Oronzo 👉🏻 Arrivo: Piazza Sant'Oronzo
Il nostro percorso nel centro storico di Lecce parte da Piazza Sant'Oronzo, il salotto della città, dominato dalla colonna che porta il nome del santo patrono. Sotto i tuoi piedi si nasconde l'Anfiteatro Romano, che in epoca imperiale poteva accogliere fino a 25.000 spettatori: oggi è parzialmente scavato e visibile proprio al centro della piazza, insieme ai resti del vicino Teatro Romano.
Da qui basta allontanarsi di pochi passi per imbattersi nella Chiesa di Santa Irene, una delle facciate barocche più scenografiche della città, con interni impreziositi da altari finemente intagliati nella celebre pietra leccese. Proseguendo si raggiunge Piazza del Duomo, considerata una delle piazze barocche più armoniose d'Italia: qui si affacciano la Cattedrale dell'Assunzione, il Palazzo Vescovile e il Seminario, tutti firmati dallo stesso architetto, Giuseppe Zimbalo, che nel Seicento ridisegnò il volto religioso della città.
Il cammino continua verso quello che è universalmente considerato il capolavoro del barocco leccese: la Basilica di Santa Croce. La sua facciata, frutto di oltre un secolo di lavoro tra il 1548 e il 1646, è un trionfo di grifoni, putti e motivi vegetali scolpiti con una minuzia quasi ossessiva. Accanto, il Palazzo dei Celestini, ex convento oggi sede della Prefettura, custodisce un elegante chiostro interno che vale una sosta.
Da qui ci si dirige verso il Castello di Carlo V, fortezza cinquecentesca a pianta trapezoidale che racconta la Lecce militare e rinascimentale, oggi trasformata in spazio per mostre ed eventi culturali. Poco distante, una sorpresa inattesa attende al Museo Faggiano: nato per caso durante lavori di ristrutturazione in una semplice casa privata, ha svelato ipogei messapici, cisterne romane e tombe medievali stratificate nei secoli sotto un'unica abitazione.
Il percorso prosegue verso Porta Napoli, l'arco di trionfo eretto nel 1548 in onore di Carlo V, uno dei tre storici accessi alla città murata. A pochi passi si trova la Chiesa del Rosario, ultima opera firmata da Giuseppe Zimbalo: meno conosciuta rispetto a Santa Croce, ma altrettanto ricca di decorazioni e dettagli sorprendenti.
Il cerchio si chiude tornando a Piazza Sant'Oronzo, dove il viaggio può concludersi con una sosta irrinunciabile: un caffè leccese con latte di mandorla e ghiaccio, oppure un pasticciotto caldo, il dolce simbolo della città, da gustare seduti all'ombra della colonna che ha visto passare secoli di storia. Apri itinerario su Google Maps
Cosa vedere
• Basilica di Santa Croce — massima espressione del barocco leccese
• Piazza del Duomo con campanile e palazzo vescovile
• Anfiteatro Romano (II sec. d.C.) in Piazza Sant'Oronzo
• Castello di Carlo V
• Teatro Romano (resti) in Piazza Sant'Oronzo
• Museo Faggiano e ipogei sotterranei
• Laboratori artigiani di cartapesta
Cosa mangiare
• Pasticciotto leccese — il dolce simbolo della città
• Caffè leccese con ghiaccio e latte di mandorla
• Rustici leccesi — sfoglia con mozzarella, pomodoro e besciamella
• Sagne 'ncannulate al ragù di carne bianca
• Puccia con tutto il meglio del Salento
• Gelato al fico d'India e pistacchio
Curiosità
Lecce è soprannominata la 'Firenze del Sud' o 'Atene delle Puglie' per la sua straordinaria concentrazione di arte barocca. La pietra leccese, una calcarenite tenera di colore giallo miele, ha permesso agli scultori del XVII secolo di creare ornamenti di incredibile finezza. La città ha uno dei centri storici barocchi più belli d'Europa.
Dove fermarsi
Le attività che fanno vivere questo territorio ogni giorno. Scopri i locali, le esperienze e le eccellenze consigliate da chi il Salento lo conosce davvero.

BlueBeat
A pochi passi da Porta Rudie c'è un luogo che, negli anni, è diventato un punto di riferimento per chi ama la musica, la convivialità e la buona birra: il Bluebeat Pub.
Nato come pub e live club, il Bluebeat è conosciuto per la sua programmazione musicale che spazia dal rock al blues, dal jazz al funk, ospitando artisti locali e nazionali in un'atmosfera informale e accogliente. Oltre alla musica, il Bluebeat è apprezzato per la selezione di birre artigianalie per la possibilità di trascorrere una serata diversa dal solito, immersi in un ambiente che mette al centro le persone e la cultura musicale.
Perché andarci?
Perché il Bluebeat non è semplicemente un pub: è un luogo dove vivere la Lecce più autentica, bere una buona birra e condividere una serata tra amici respirando l'energia creativa della città. Apri la posizione su google maps.

LEQUILE
Alle porte di Lecce, tra storia medievale e campagna
Abitanti: ~ 7.700
Altitudine: 55 m s.l.m.
Distanza da Lecce: circa 8 km
Percorso consigliato
Partenza: Piazza San Vito 👉🏻 Arrivo: Piazza San Vito
Il nostro percorso nel centro storico di Lequile parte da Piazza San Vito, il cuore pulsante del paese, dominato dalla colonna con la statua del patrono, scolpita nel 1694. Proprio sulla piazza si affaccia la Chiesa di San Vito, riconoscibile dalla sua snella cupola rivestita di mattonelle policrome, un dettaglio decorativo tipico del barocco minore salentino. Sul lato opposto si trova il Palazzo Ducale dei principi Salluzzo, che al piano terreno ospita la piccola chiesa di San Giorgio: una dimora nobiliare che racconta i secoli di passaggi feudali vissuti dal paese, dai Bonomine ai Sambiase, fino agli stessi Saluzzo.
Da qui ci si dirige verso la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, il principale edificio religioso di Lequile, costruito tra il 1606 e il 1684 e poi ricostruito nel 1746 su disegni attribuiti a Mauro Manieri. All'interno, l'altare maggiore porta la firma di Giuseppe Zimbalo, uno dei più grandi architetti del barocco leccese, e custodisce tele di pregio come la Vergine Immacolata con i Santi Francesco d'Assisi e Caterina da Siena di Gian Domenico Catalano.
Il cammino continua lungo via San Vito, dove si incontrano alcuni dei palazzi storici più caratteristici del paese: Palazzo Andrioli, la cappella di Santa Maria di Loreto e Palazzo Brunetti, testimonianze dell'eleganza civile che ha accompagnato per secoli l'architettura religiosa di Lequile. Poco distante si trova la Chiesa di San Nicola, conosciuta anche come Chiesa del Redentore, edificata nel XVII secolo e riconoscibile per la grande arcata che apre la sua facciata.
Il percorso si chiude con una delle perle meno conosciute ma più sorprendenti del paese: il Convento dei Francescani, in Piazza San Francesco. Costruito tra il 1613 e il 1619 da maestranze locali, questo complesso religioso custodisce un chiostro straordinario in pietra leccese, con un pozzo centrale e undici affreschi del 1692 che raccontano la Via Crucis. In una delle stanze affacciate sul chiostro si trova anche un'antica biblioteca, con circa duemila volumi che vanno dal Cinquecento al Settecento.
Il cerchio si chiude tornando a Piazza San Vito, dove ci si può fermare in una trattoria tipica per assaggiare i sapori autentici di questo angolo di Salento, a pochi minuti da Lecce ma fuori dai soliti itinerari turistici. Apri itinerario su Google Maps.
Cosa vedere
• Chiesa Madre di Santa Maria della Visitazione
• Chiesa di San Vito e la sua Guglia
• Convento dei Padri Francescani
• Centro storico con archi medievali
• Menhir Aia della Corte
Cosa mangiare
• Cecamariti — pasta fatta in casa con legumi
• Frittata di lampascioni e uova
• Salsiccia salentina alla brace
• Conserva di pomodori fatta in casa
• Mostaccioli — biscotti speziati natalizi
Curiosità
Il nome Lequile deriverebbe dall'arabo 'al-Kila' (le fortezze) o dal greco 'leuke' (bianca), riferito al colore della pietra locale. Il paese fu fondato dai Normanni dopo la conquista dell'Italia meridionale nell'XI secolo.

VERNOLE
Abbazie medievali e il centro della Grecìa salentina
Abitanti: ~ 7.200
Altitudine: 65 m s.l.m.
Distanza da Lecce: circa 12 km
Percorso consigliato
Partenza: Piazzetta in via Chiesa 👉🏻 Arrivo: Colonna di Sant'Anna
Il viaggio comincia a Vernole, dove la Chiesa Madre, completata nel 1730 con il suo campanile del 1740, e la più antica Chiesa della Visitazione, edificio seicentesco ormai assorbito nel tessuto urbano del paese, offrono un primo assaggio dell'anima religiosa e architettonica di questo territorio.
Da qui il percorso si dirige verso Pisignano, la frazione più interna e distante dal mare, dove il Palazzo Baronale Severino Romano apre le sue porte seicentesche attraverso un portale di raffinata fattura. È proprio in questa zona, nel triangolo ideale tra Acquarica, Acaya e Pisignano, che le prime popolazioni indigene si insediarono già in epoca preistorica, lasciando come testimonianza menhir e specchie ancora oggi disseminati nella campagna circostante.
Proseguendo, si incontra Strudà, la frazione più estesa e popolosa del comune, un piacevole punto di sosta prima di raggiungere il cuore pulsante dell'itinerario.
Acaya è la tappa che da sola giustifica il viaggio: unica città fortificata del Meridione d'Italia, conserva intatto il suo impianto rinascimentale e il suo aspetto seicentesco, con vie che si intersecano ad angolo retto disegnando una trama urbana rimasta pressoché immutata nei secoli. Il castello, costruito nel 1506 da Alfonso dell'Acaya e successivamente fortificato tra il 1535 e il 1536 da Gian Giacomo dell'Acaya con bastioni, baluardi e un profondo fossato, domina ancora oggi la vita del piccolo borgo. Attraversare Porta Terra ed entrare nelle stradine silenziose di Acaya significa fare un passo indietro di cinquecento anni, in un'atmosfera sospesa che ha reso questo luogo uno dei borghi antichi più celebrati d'Italia.
Il cammino continua verso Vanze, la frazione più piccola ma anche la più vicina al mare: da qui, chi desidera arricchire l'esperienza con un contatto diretto con la natura può facilmente deviare verso la Riserva Naturale Le Cesine, oasi WWF che si affaccia sulla costa adriatica tra San Cataldo e Torre Specchia, rifugio di fenicotteri e uccelli migratori tra pinete e specchi d'acqua salmastra.
L'ultima tappa prima del rientro è Acquarica di Lecce, dove il Palazzo Baronale, fatto edificare nel 1549 da Giovanni Maria Guarini, oggi restaurato, ospita il Museo della Civiltà Contadina e l'Ecomuseo dei Paesaggi di Pietra, custodi della memoria rurale di questa terra.
Il percorso si chiude tornando a Vernole, punto di partenza e di arrivo di un anello che in circa venticinque chilometri restituisce l'essenza più autentica del Salento più intimo: quello fatto di masserie fortificate, chiese di paese, borghi silenziosi e un patrimonio archeologico che affonda le radici nella notte dei tempi.
Cosa vedere
• Acaya — borgo medievale rinascimentale intatto (imperdibile)
• Castello di Acaya con fossato e torri Apri in google maps
• Abbazia di Sant'Andrea
• Chiesa Madre di Vernole
• Chiesa della Visitazione
Cosa mangiare
• Ciciri e tria con la cipolla rossa
• Pane di Vernole con olio e sale marino
• Gnummarieddrhi al forno
• Fagioli "munaceddrhi" in umido
• Crostata ricotta e limone
Curiosità
Acaya è uno degli esempi più rari e meglio conservati di borgo rinascimentale a pianta regolare del Sud Italia. Costruita nel 1535 per volontà di Gian Giacomo dell'Acaya, ingegnere militare e architetto, fu progettata con criteri di difesa avanzati per l'epoca. Oggi è un piccolo gioiello medievale con poche decine di abitanti.

CALIMERA
La lingua grika e l'identità ellenofona del Salento
Abitanti: ~ 7.400
Altitudine: 78 m s.l.m.
Distanza da Lecce: circa 15 km
Percorso consigliato
Partenza: iN CORSO 👉🏻 Arrivo: IN CORSO
Fase di allestimento
Cosa vedere
• Acaya — borgo medievale rinascimentale intatto (imperdibile)
• Castello di Acaya con fossato e torri Apri in google maps
• Abbazia di Sant'Andrea
• Chiesa Madre di Vernole
• Chiesa della Visitazione
Cosa mangiare
• Ciciri e tria con la cipolla rossa
• Pane di Vernole con olio e sale marino
• Gnummarieddrhi al forno
• Fagioli "munaceddrhi" in umido
• Crostata ricotta e limone
Curiosità
Acaya è uno degli esempi più rari e meglio conservati di borgo rinascimentale a pianta regolare del Sud Italia. Costruita nel 1535 per volontà di Gian Giacomo dell'Acaya, ingegnere militare e architetto, fu progettata con criteri di difesa avanzati per l'epoca. Oggi è un piccolo gioiello medievale con poche decine di abitanti.

MELENDUGNO
Torre dell'Orso, San Foca e Il dolmen Gurgulante
Abitanti: ~ 9.800
Altitudine: 58 m s.l.m.
Distanza da Lecce: circa 20 km
Percorso consigliato
Partenza: Piazza Monsignor Durante 👉🏻 Arrivo: Piazza Vittorio Emanuele
Il viaggio comincia proprio a Melendugno, "il paese del miele" — così soprannominato perché primo comune pugliese ad aderire alla rete dei territori italiani legati alla produzione del miele, un'identità che trova riscontro persino nello stemma comunale, un alveare circondato da api. Il cuore del paese è la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, che si affaccia sulla piazza principale, mentre poco fuori dal centro abitato, vicino al cimitero, si nasconde un piccolo gioiello poco conosciuto: l'Abbazia di San Niceta, edificio in puro stile romanico pugliese risalente probabilmente al XII secolo, che custodisce affreschi antichi e un'atmosfera di rara suggestione, oggi visitabile principalmente con visite guidate.
Lasciato il centro storico, il percorso scende verso la costa e raggiunge San Foca, il primo abbraccio col mare. Un tempo borgo di pescatori, ancora oggi conserva quell'anima marinara nelle grotte costiere che i pescatori usavano come ricovero per le proprie attrezzature. Il simbolo del paese è la Torre di San Foca, torre di avvistamento cinquecentesca (1568) che oggi ospita la Capitaneria di Porto e domina il porto turistico, tra i più importanti del Salento, dove nelle prime ore del mattino i pescherecci rientrano carichi di pesce fresco. Da qui, in giornate limpide, lo sguardo può spingersi fino a scorgere le montagne dell'Albania all'orizzonte.
Proseguendo lungo la costa verso sud, si arriva a Roca Vecchia, uno dei siti più affascinanti di tutto il Salento. Qui il paesaggio cambia radicalmente: la sabbia lascia spazio a una costa rocciosa di calcarenite, teatro di un'area archeologica di oltre trenta ettari che racconta una storia lunghissima, dall'età del Bronzo fino agli insediamenti messapici e alla città medievale, distrutta e infine abbandonata nel XV secolo. Il gioiello di Roca è senza dubbio la Grotta della Poesia, una piscina naturale scavata nella roccia e considerata una delle più belle del mondo, che secondo la leggenda deve il proprio nome a una principessa che amava immergersi nelle sue acque, attirando poeti in cerca di ispirazione. Poco distante, la piccola Chiesa della Madonna delle Grazie, del XVII secolo, colpisce per la facciata volutamente spoglia, pensata per mimetizzarsi tra le case e sfuggire alle incursioni dei corsari ottomani.
L'ultima tappa costiera è Torre dell'Orso, una delle baie più fotografate del Salento: quasi un chilometro di sabbia finissima racchiuso tra due promontori rocciosi, insignito più volte della Bandiera Blu per la qualità delle sue acque. A dominare il promontorio sud si erge la torre cinquecentesca da cui la località prende il nome, costruita nel 1568 come parte del sistema difensivo contro le incursioni saracene. Ma il simbolo indiscusso di Torre dell'Orso sono Le Due Sorelle, due faraglioni gemelli che si stringono in un eterno abbraccio a poca distanza dalla riva. Poco più a nord, nella scogliera, si nasconde anche la Grotta di San Cristoforo, dove sono ancora visibili graffiti e iscrizioni votive incise da naviganti e pescatori in epoche remote.
Da Torre dell'Orso il percorso risale infine verso l'entroterra, chiudendo l'anello con il ritorno a Melendugno: un viaggio che in poche decine di chilometri racchiude l'intera anima del Salento, quella che sa essere insieme storia millenaria, leggenda popolare e mare cristallino.
Cosa vedere
• Torre Sant'Andrea e le calette rocciose Apri in google maps
• Torre dell'Orso — Le Due Sorelle (faraglioni) Apri in google maps
• Dolmen Gurgulante
• da San Foca a Roca — alla scoperta delle sue meraviglie Apri itinerario su google maps
• Torre Specchia Ruggeri — torre costiera
Cosa mangiare
• Frittura di paranza freschissima
• Ricci di mare crudi con limone
• Tagliolini ai frutti di mare
• Insalata di polpo con sedano e limone
• Granita al limone a Torre dell'Orso
Curiosità
La leggenda dei Faraglioni "Le due Sorelle" narra che un giorno due sorelle, stanche di una dura giornata di lavoro nei campi, decisero di riposarsi lungo la scogliera, per assaporare la brezza di mare e il sole che baciava i loro volti pallidi.
Tanta era la gioia e la sensazione di libertà che provava una delle due giovani, che quasi fu stregata dal profumo di quel mare incontaminato e, disgraziatamente, cadde dalla scogliera precipitando in mare. L’altra sorella, cercando di raggiungere l’altra fanciulla per portarla su, cadde in mare, ma invano. Gli dei misericordiosi decisero di trasformare i loro corpi in roccia, così da potersi abbracciare in mare che era stato la loro morte e ora la loro casa, per sempre.
PIANURA di NARDÒ

NARDÒ
Barocco, le marine di Porto Cesareo e la Riserva Naturale di Porto Selvaggio
Abitanti: ~ 31.000
Altitudine: 75 m s.l.m.
Distanza da Lecce: Circa 35 km
Percorso consigliato
Partenza: Tempietto dell'Osanna 👉🏻 Arrivo: Piazza Salandra
Il nostro percorso nel centro storico di Nardò parte dal Tempietto dell'Osanna, il primo monumento che si incontra alle porte della città antica: un edificio barocco di forma ottagonale, cinto da otto colonne e realizzato interamente in pietra leccese, eretto nel 1603 nei pressi di Porta San Paolo.
Oltrepassato il tempietto, si entra nel cuore pulsante di Nardò: Piazza Salandra, considerata una delle più belle piazze barocche del sud Italia, tanto da essere stata scelta più volte come set cinematografico. Al centro della piazza svetta la Guglia dell'Immacolata, che dall'alto dei suoi 19 metri domina lo spazio con i suoi eccentrici ornamenti barocchi. Tutt'intorno si affacciano il sobrio Palazzo del Sedile, risalente al XV secolo e memoria del dominio della famiglia Acquaviva sulla città, la Chiesa di San Trifone, costruita tra il 1720 e il 1723 con un curioso mix di stile rococò e rinascimentale, e la Fontana del Toro.
Percorrendo via Duomo si raggiunge la Cattedrale di Santa Maria Assunta, le cui origini risalgono al 1080, quando fu fatta costruire dal conte normanno Goffredo su un sito che probabilmente nacque come abbazia eretta da monaci basiliani in fuga dalle persecuzioni iconoclastiche d'Oriente, tra il VII e l'XI secolo. All'interno, tra affreschi antichi e altari barocchi, si custodisce il celebre Crocifisso ligneo del XIII secolo, conosciuto come il Cristo Nero per la particolare colorazione scura del legno di cedro.
Il cammino continua verso la Chiesa di San Domenico, edificata per l'ordine domenicano nel Cinquecento e parzialmente danneggiata dal violento terremoto del 1743, che sconvolse l'intera città. La sua facciata, ancora oggi, si distingue per le raffinate cariatidi, le colonne e i tralci floreali finemente scolpiti nella pietra.
Da qui ci si dirige verso il Castello Acquaviva d'Aragona, costruito nella seconda metà del XV secolo nel momento di passaggio dalla dominazione angioina a quella aragonese. Trasformato nei secoli da fortezza a residenza nobiliare, oggi ospita gli uffici comunali di rappresentanza e diversi spazi culturali, tra cui il Museo della Città e del Territorio, il Museo della Speleologia e del Sottosuolo e il Museo della Civiltà Contadina. Accanto al castello si apre il giardino botanico, uno dei più belli e rappresentativi di tutto il Salento.
Il percorso si chiude tornando verso Piazza Salandra, dove il viaggio può concludersi con una sosta alla Vetrina del Gusto, per scoprire i sapori autentici della tradizione neretina: pane casereccio, frise, pucce, taralli e le tante specialità che raccontano, anche a tavola, l'anima di questa città. Apri itinerario su Google Maps.
Cosa vedere
• Piazza Salandra con guglia barocca dell'Immacolata
• Cattedrale di Santa Maria Assunta
• Riserva Naturale di Porto Selvaggio e Torre Uluzzo. Apri percorso su google maps.
• Castello di Nardò
• Palazzo Tafuri e i palazzi nobiliari del centro
Cosa mangiare
• Pesce alla griglia sulle marine
• Alici di Nardò — servite fresche o marinate
• Negroamaro in purezza della zona
• Taralli pugliesi al finocchietto
• Sorbetto al limone della costa ionica
Curiosità
Porto Selvaggio è una delle riserve naturali più belle del Salento, con una macchia mediterranea intatta e fondali ricchi di posidonia. La torre costiera di Uluzzo risale al XVI secolo. Nardò ha uno dei centri storici barocchi più ricchi e meglio conservati del Salento. Apri su Google Maps.

GALATONE
Il Crocefisso della Pietà e il barocco salentino
Abitanti: ~ 15.000
Altitudine: 75 m s.l.m.
Distanza da Lecce: Circa 28 km
Percorso consigliato
Partenza: Porta di San Sebastiano 👉🏻 Arrivo: Porta di San Sebastino
Il nostro percorso nel centro storico di Galatone parte da Porta di San Sebastiano, l'unica porta rimasta della cinta muraria aragonese, costruita intorno al 1500 e ricostruita nella forma attuale nel 1748, dopo i danni subiti con il devastante terremoto del 1743. Sopra l'arco veglia ancora oggi la statua di San Sebastiano, protettore della città.
Da qui si raggiunge il monumento simbolo di Galatone: il Santuario del Santissimo Crocifisso della Pietà, considerato uno dei principi dell'architettura barocca seicentesca del Salento. Costruito tra il 1683 e il 1694 con la partecipazione del celebre architetto leccese Giuseppe Zimbalo, il santuario custodisce un tesoro di fede antica: l'icona del Santissimo Crocifisso della Pietà, risalente al XIV secolo, alla quale la tradizione popolare attribuisce eventi miracolosi che ancora oggi attirano pellegrini da tutto il Salento.
Proseguendo il cammino si arriva al Palazzo Marchesale, cuore del potere feudale del paese fin dal Cinquecento, affiancato da un'antica torre quadrata che svolgeva un tempo funzioni di difesa. Ma la vera sorpresa si trova nei suoi sotterranei: qui si nasconde il più grande frantoio semi-ipogeo d'Italia, una struttura ottocentesca straordinaria, con sedici vasche a due pietre, cinque pressoi idraulici e spazi che un tempo ospitavano fino a quarantotto muli al lavoro contemporaneamente, illuminati da settantadue lumi a gas. Un luogo dove lavoravano oltre cento persone, oggi trasformato in un museo che racconta la storia millenaria dell'olio d'oliva nel Salento.
Il percorso continua verso la Chiesa di San Sebastiano e San Rocco, edificata nel Cinquecento e quasi completamente ricostruita in stile barocco nel 1712, prima di raggiungere la Chiesa Madre, dedicata a Maria Santissima Assunta. Costruita tra il 1591 e il 1595, questa è la chiesa più grande del paese: il suo interno a croce latina, con quattro cappelle per lato, custodisce un pregevole crocifisso seicentesco posto sull'altare maggiore.
Il cerchio si chiude tornando verso Porta San Sebastiano, magari concedendosi una sosta tra le vie del centro per assaggiare l'albicocca galatonese, varietà locale dolce e succosa che racconta, anche a tavola, l'identità di questa piccola perla del Salento.
Cosa vedere
• Basilica del Crocefisso della Pietà (santuario)
• Chiesa Madre di Santa Maria Assunta
• Convento dei Frati Minori
• Palazzo Marchesale e il suo frantoio semi-ipogeo
• Sedile (loggia civica) nel centro storico
Cosa mangiare
• Polpo alla pignata — polpo cotto in pentola di terracotta
• Orecchiette al sugo di carne di cavallo
• Cotognata salentina — marmellata di mele cotogne
• Frittelle di zucca gialla con miele
• Vino Salento IGT Primitivo
Curiosità
Galatone è sede di una delle più antiche fiere del Salento, la 'Fiera di San Sebastiano', che si tiene ogni anno il 20 gennaio con mercato di bestiame, artigianato e prodotti tipici. La statua del Crocefisso della Pietà è meta di pellegrinaggi da tutta la Puglia.








